Slow Pitch Jigging

Mediterraneo e’ febbre da slow pitch

Adami-Dentex

Finalmente sbarca in Mediterraneo lo slow-pitch Jigging , particolarissima tecnica verticale che promette di catturare, oltre a pelagici e predatori in genere,anche grufolatori di dimensioni inferiori, fino ad ora insidiabili solo con tenya , inchiku e kabura.

Nel mio recente viaggio in Giappone ho avuto la fortuna di incontrare alcuni tra i più grandi esponenti di questa tecnica e dopo avere incamerato una mole incredibile di informazioni  ho voluto sperimentarla personalmente nei nostri mari , i risultati?  Sopra ogni aspettativa!!!

Ho voluto scrivere questo articolo  per divulgare un po’ di più questa pesca , che essendo relativamente nuova, non ha ancora avuto modo di essere conosciuta dalla maggior parte del pubblico italiano.

Perché slow pitch?

. Perché funziona su molte più specie rispetto al jigging tradizionale come grufolatori (tanute , saraghi, Orate, pagelli, occhioni ) e predatori particolari (San Pietro, Scorfani, naselli e mustelle )

Perché funziona anche in condizioni in cui il vecchio jigging non funzionava (Pesce apatico, corrente elevata, particolari fasi di marea non proprio propizie per l’attività dei nostri amati predatori)

Perché è molto redditizio

Perché è molto meno faticoso

In ultimo, ma molto importante, perché è molto divertente!!!

Perché funziona?

I pesci esca fermi in corrente, fanno movimenti casuali, non ritmici, scattano, si fermano, schizzano in direzioni diverse, specchiano e si lasciano cadere, questo e quello che andremo a ricreare con lo slow pitch.

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E’ una questione di orecchio…

L’orecchio umano percepisce frequenze che variano da20 Hz a 20.000 Hz , mentre quello dei nostri amici pinnuti si limita a percepire dai 20 Hz ai 2000Hz un low pitch appunto (letteralmente dall’inglese basse tonalità)

Il tradizionale jigging veloce produce vibrazioni molto intense soprattutto per il grande attrito che, il trecciato di grosso diametro, produce fendendo l’acqua, ed è probabile che i pesci percepiscano tutte queste vibrazioni come se, l’esca che stiamo usando, fosse molto di più lunga di quanto in effetti non sia.

Mentre sicuramente non riescono a percepire il suono acuto degli ami che sbattono sul jig.

Quante volte abbiamo catturato a jigging le nostre prede non appena toccato il fondo, attirate dal suono sordo provocato dal tonfo dell’artificiale che batte sul fondale (che suona come un orata che sgranocchia sul fondo)?  Pensate ad una tecnica che emette quel suono ogni volta che jercate ecco una delle tante meraviglie dello slow pitch !!!

Ma anche di occhio……

Sappiamo per certo che i pesci non hanno una vista acutissima e non riescono a riconoscere bene le forme

Ma la loro natura li porta ad attaccare pesci che nuotano isolati da un branco o in maniera da sembrare più deboli o feriti. Quindi Slow-pitch!!!

Alla luce di quanto detto prima sulla loro vista i movimenti che risultano attrarre maggiormente  i nostri amici pinnuti sono:

movimenti disorientati e comportamenti da pesce ferito con movimenti a elicoidali

movimenti simulanti la fuga dai branchi in maniera  scomposta.

Movimenti che simulano uno sbattere non ritmico e soste in sospensione

Questi sono i  movimenti che sembrano essere i più attrattivi e sono  proprio questi che simuleremo con lo slow pitch.

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Attrezzature:

Rotante rotante rotante , non mi stancherò mai di ripetervelo per le tecniche verticali il rotante è fondamentale, ancor più per lo slow che ha bisogno di un movimento ed un recupero lento e particolare.

Nell’ottica dell’affermazione precedente vediamo quali sono i mulinelli più adatti per questa tecnica, mulinelli potenti e narrow su tutti l’ocea jigger di Shimano, lo Small game di Release reel, il Saltiga Z di Daiwa.

Per quanto riguarda le canne i fusti che andremo ad utilizzare sono fusti molto particolari dai 6 piedi ai 6.6

Fino ai 7 per il long fall . hanno azioni molto paraboliche e fusti di sezione fine. Per citarne alcune la xzoga taka bbx 66, le xesta, la poseidon della evergreen,  le care e vecchie 6311.

Trecciato e  terminale:  lo slow ha una prerogativa di base : la leggerezza , i fusti sono molto light, tutto l’apparato pescante è leggero, il trecciato andrà dal PE 0.8 al 2 al  quale sarà applicato un terminale di 2/3 metri  di FC che a seconda della profondità e delle prede che andremo ad insidiare andrà dallo 0.30 allo 0.50

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Gli artificiali

In commercio in Giappone vi sono una miriade di artificiali da slow, in Italia le aziende  importatrici non anno ancora deciso regalarci una varietà completa di artificiali. Quelli che a mio avviso fanno la differenza in pesca sono gli Xesta motion flap , perché hanno un movimento unico sia  in caduta che in jerkata conferito loro da  una forma molto particolare e dal loro baricentro.

Degni di menzione gli slow blat della giapponese zest e, sfortunatamente non reperibili in Italia, tutta la serie seafloor control

 

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Azione di pesca

Lo s.p. non vuol dire recuperare lentamente, bensì  una sequenza di lenti stop and go, che come mi raccontò a suo tempo Juichi Namata devono seguire in lento battito del cuore del pescatore paziente.

Per semplificare un po’ le cose , a scapito della poesia racchiusa nelle parole di Juichi, volendo riassumere  la tecnica in poche righe potremmo dire: caliamo l’artificiale a fondo, prendiamo il controllo dell’artificiale e creiamo una leggera tensione ed attendiamo qualche istante, poi imprimiamo una prima jercata lenta di un secondo con relativa manovellata di recupero, una seconda, una terza,  cerchiamo di non essere troppo metodici, ascoltiamo il nostro cuore, cambiando la lunghezza delle manovellate (ad es ½ giro 1/3 di giro ¾ di giro ecc..) cambieremo il movimento degli artificiali…..  Dopo 3/4 jercate posizioneremo la canna a 90 gradi rispetto al nostro corpo e parallele all’acqua ed attenderemo  alcuni secondi  che l’artificiale cada libero in corrente orizzontalmente (l’effetto è dovuto al baricentro di questi jig speciali) non appena sentiremo la tensione ritornare sulla canna potremmo avvertire la mangiata o abbassate la punta della canna per farlo scendere ancora un po’, altrimenti potremmo continuare la nostra routine, non in modo ciclico, ma alternando, Stop and go è la parola chiave.

Una jerkata molto lunga corrisponde a ad una lunga caduta successiva, questa è per sommi capi l’azione che i jiappi chiamano long fall .

Il bello di questa tecnica è che cambiando tutte le singole variabili che compongono questa relativamente complessa routine: azione sulla canna, velocità ,potenza, intervalli di pausa, lunghezza della manovellata  e ritmo possiamo rendere questa tecnica non metodica e ripetitiva, e questo la rende molto più catturante.

Vi posso assicurare che dopo i primi minuti di smarrimento per tutte queste informazioni, una volta presa in mano la canna e provato, non vi sembrerà poi così difficile.

Con un po’ di esperienza, e la canna adatta incominceremo a sentire un feeling particolare con il nostro artificiale e capiremo quali tipi di movimenti stia facendo.

Come montare i nostri jig

Se stiamo cercando i  grufolatori ed in zone non troppo pericolose (a livello incaglio) il consiglio migliore è quello di montare due doppi assist di una lunghezza tale per cui  non si prendano tra loro (gli assist di xesta ad esempio sono lunghi un centimetro), in assoluto questo è il miglior sistema di armarli , perchè li bilancia perfettamente, in effetti sono stati studiati per essere montati così.

Mettendo due ami singoli, sopra e sotto o un solo amo singolo sotto, potremmo cambiare il loro bilanciamento, anche se di poco, e potremmo avere effetti di caduta e jerkata differenti.

C’è da dire che, in presenza di predatori oversize, saremmo quasi costretti ad armare i nostri artificiali con gli ami singoli in testa.

Dove e quando

Bella domanda, seguiamo le direttive delle altre tecniche verticali, come l’inchiku ad esempio, proveremo su relitti, secche, ma anche pianori di fango o cigliate interessanti , armati di un ottimo ecoscandaglio, ormai inseparabile compagnio di ogni battuta di pesca, il periodo buono dovrebbe essere ancora più allargato rispetto alle altre tecniche, perche lo s.p. fa scattare anche il pesce più apatico.

Qualche consiglio infine….

 

Come ogni tecnica artificiale , l’importante è crederci , lo slow ha bisogno di applicazione, perché non è così immediato e ci vogliono almeno un paio di uscite per trovarci una quadra…. Io personalmente da che pesco a slow, non ho più toccato un inchiku….

Non commettete l’errore di innescare questi artificiali , li rendereste goffi e ne alterereste il movimento.

Insistete un po’ vedrete che ne vale la pena!!!

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