Inchiku

Inchiku Tutti ne parlano ma ne sappiamo davvero qualche cosa?

Per chi vi scrive questo articolo non è molto semplice riassumere in poche righe le esperienze accumulate in questi anni di assidua pratica proverò a sintetizzare alcuni concetti base imparati con la pratica ed il confronto con altri pionieri di questa tecnica.
Per comodità e per non divagare troppo riassumerò la trattazione in vari punti chiave.

Dove e quando
Il grande dilemma, un mio caro amico diceva sempre “per prendere il pesce deve esserci!”
sembrerebbe un’ ovvietà o una battuta, ma questa sentenza nasconde un’innegabile verità:
la conoscenza delle abitudini dei pesci che desideriamo insidiare è indispensabile, mi spiego meglio,
in un dato periodo dell’anno in una certa area geografica, devo sapere dove potere insidiare quel dato tipo
di pesce (è una leggenda metropolitana, a mio avviso che alcuni pesci in alcune stagioni spariscano,
è semmai più verosimile che si spostino e cambino abitudini ) vi faccio un esempio a Genova i dentici
si possono più facilmente trovare nel periodo caldo dai 40 fino ai 15 Mt mentre nei cambi di stagione
e di inverno si possono insidiare persino dai 70 ai 150 e più metri di profondità.
Per conoscere certe abitudini c’è necessariamente da fare una bella gavetta in mare o avere la fortuna
di conoscere qualche pescatore esperto molto disponibile.
Parliamo di profondità, personalmente sono convinto che per una serie di fattori quali luce,
temperatura e pressione, la nostra azione di pesca sia molto più efficace dai 40mt a scendere, anche se sono pronto a essere smentito.
Personalmente ho portato i miei artificiali a profondità abissali con ottimi risultati con speciali inchiku
da 300 grammi Ho raggiunto anche i – 500 mt personalmente lo sconsiglio a chi ha le braccia poco allenate
per questa pesca..

Gli artificiali
Questa sezione è veramente delicata, ogni pescatore ha le proprie convinzioni sugli artificiali date dall’esperienza, dalla casistica e , molto spesso, dalla sorte.
Alcune nozioni sui nostri artificiali, l’Inchiku è composto da due parti fondamentali, la zavorra e l’octopus.
Iniziamo ad analizzare la parte “plumbea” della nostra esca, ve ne sono in commercio svariate forme , colori e grammature, soffermiamoci sulla variabile meno soggettiva e che più influisce sulla nostra pesca:
la grammatura, è banale ma va sottolineato che maggiore sarà la profondità di esercizio, la corrente e lo scarroccio , maggiore sarà la grammatura, che dovremo utilizzare per cercare di pescare più in verticale possibile, anche la forma influenzerà la discesa della nostra esca, più saranno affusolati tanto più scenderanno velocemente, più saranno piatti e larghi più avremo la discesa ad effetto foglia morta (ricordate le differenze dei jig long e short?)
Per le colorazioni invece lascio a voi le più svariate valutazioni cabalistiche, io personalmente utilizzo
al 90% inchiku specchiati.
Un fattore che gioca un ruolo molto importante è l’octopus, una volta scelta la grammatura del piombo
e la forma, solitamente dopo alcune calate io sostituisco solo quello, per farlo rapidamente lo assicureremo
con un solid rig.
Una volta acquistato un inchiku la prima cosa da fare è rifare gli assist e sostituire gli ami , personalmente ho iniziato a farlo dopo un allamata di una cernia che mi ha raddrizzato tutti e due gli ami di un bottomship.
Nei negozi,come su internet, troviamo molto materiale per rifare i nostri assist,
personalmente consiglio un buon trecciato da almeno 50 lb e un paio di ami dal 1/0 al 6/0
a seconda dei mostri che andremo ad insidiare.
non dimenticatevi di preparare qualche assist anche con il cavetto d’accaio, se intendete scendere sotto i 150, i pesci lama sono micidiali… in questo caso potrete inserire dei floatterini sul cavetto.

Va da se che, come per la maggior parte dei materiali da pesca, per non avere strane sorprese, è imperativo
utilizzare materiale di altissima qualità.

L’hardware (canne e mulinelli)
All’inizio, quando non esistevano ancora, in Italia, canne per questa disciplina, ci siamo un po’ tutti
improvvisati, adattando canne da vertical leggero,kabura,addirittura bolentino, ma la canna ideale da
inchiku deve avere un ottima sensibilità e morbidezza sul primo terzo e possedere un enorme riserva
di potenza per potere ferrare anche a profondità importanti con inchiku pesanti. Una 80/200 gr è l’ideale
quasi per tutte le profondità, tranne le abissali. Deve essere molto leggera e finito il primo terzo,
bella nervosa, sconsiglio vivamente le canne in due pezzi, la misura ideale a mio avviso è la1.80 mt,
anche se esistono canne molto light che lavorano bene anche sui 2.10 mt.
Mulinelli, se non siete pazzi come il sottoscritto che si diletta anche a- 500mt il mulinello ideale è un 5000 ,
robusto leggero e molto semplice, che tenga almeno 300 metri di trecciato
In bobina avremo dell’ottimo PE ,non troppo rigido, e, collegato come più vi piace (io consiglio il bobin knotter) un 5/10 mt di fluorocarbon, per i diametri rimarrei su un 15/20lb di trecciato (almeno 300 mt) e un 0,40/0,50 di fluoro.
Il trecciato fine avrà 2 funzioni principali, farci scendere senza troppe “pance” e farci provate qualche
brivido in più durante il recupero delle prede .

L’AZIONE DI PESCA
quando sul nostro fido ecoscandaglio vedremo delle belle marcature staccate pochi centimetri dal fondo nel 90% dei casi non faremo a tempo a chiudere l’archetto che… Sbam il nostro artificiale verrà attaccato,
solitamente attaccano in caduta o appena toccato il fondo i dentici, le cernie e tutti i nosrti amici predatori
molto aggressivi, se invece la situazione appare apatica incominceremo ad animare il nostro artificiale
in vari modi: eseguendo dei movimenti molto lenti alternati a pause Facendo così alzare una nuvoletta di fango o sabbia, molto indicato per sampietro, occhioni e pagelli, i sampietro a volte attaccano anche da fermo,come pure gli scorfani. Un movimento che io utilizzo molto, e che istiga l’attacco e lo short jerk
recuperando anche una decina di metri, per poi fare ricadere l’esca sul fondo. In alcuni fortuitissimi casi
di assenza di corrente, potremo calare semplicemente aprendo la frizione per eseguire una caduta lentissima. Non è raro che alcune prede di superficie, come lo sgombro,la palamita,il barracuda seguano fino sul fondo e attacchino non appena diamo la prima pompata, una delle esperienze più gratificanti con attrezzature così
light è sicuramente la ricciola e sua maestà il tonno.
Vi sono due modi per rimanere in pesca, scarrocciando, se la zona su cui vogliamo passare è ampia,
ove la deriva e lo scarroccio siano eccessivi ci vorrà un’ancora galleggiante, oppure, se lo spot è piccolo o la corrente proibitiva, rimarremo sul punto con il motore (alla Genovese)

L’elettronica
Va da se che essendo questa pesca, una pesca di ricerca, l’ecoscandaglio sarà il nostro migliore amico, a certe quote, non andremo a cercare il pesce nell’eco ma le condizioni per cui il pesce possa esserci (mangianze, scogli isolati, vegetazioni particolari, relitti,cadute repentine di batimetrica.)

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