la traina al calamaro

A traina con gli affondatori idrodinamici per insidiare i calamari

Chi mi conosce da un po’ di tempo sa che, se mi telefona in orari compresi da poco prima del crepuscolo a qualche ora dopo il tramonto, da novembre a marzo, quasi sicuramente mi troverà in barca al freddo alla ricerca di calamari.

Sono oramai vent’anni, forse anche qualche cosa di più, che insidio questi meravigliosi animali, sia perché li utilizzo per la traina con il vivo, sia perché adoro mangiarli.

In questi anni ho maturato delle personali convinzioni sulla traina al calamaro che mi farebbe piacere condividerle con voi.

A traina con gli affondatori idrodinamici per insidiare i calamari

Chi mi conosce da un po’ di tempo sa che, se mi telefona in orari compresi da poco prima del crepuscolo a qualche ora dopo il tramonto, da novembre a marzo, quasi sicuramente mi troverà in barca al freddo alla ricerca di calamari.

Sono oramai vent’anni, forse anche qualche cosa di più, che insidio questi meravigliosi animali, sia perché li utilizzo per la traina con il vivo, sia perché adoro mangiarli.

In questi anni ho maturato delle personali convinzioni sulla traina al calamaro che mi farebbe piacere condividerle con voi.

Il problema dell’affondamento. un po’ di storia:

Per molti anni uno dei maggiori problemi della traina al calamaro è stato quello di fare affondare le esche.

Soprattutto per chi pesca in zone ante portuali dove il fondo scende rapidamente, il problema è sempre stato quello di raggiungere la profondità dove i nostri amici cefalopodi vanno ad aggregarsi per cacciare il pesce foraggio, personalmente ho iniziato a pescarli con una corona di piombi e la lenza a mano, come facevano gli anziani, veterani dei calamari nella mia zona, ma le velocità che dovevo tenere erano estremamente basse, quasi uno scarroccio controllato, e subito mi resi conto che, se avessi voluto fare più calamari, avrei dovuto fare più strada, soprattutto in serate difficili; incominciai quindi a trainarli con il piombo guardiano e la canna da traina, ma al buio, notare la maggiore sollecitazione del cimino della canna era una cosa snervante, così incominciai a pescare con gli stim.

Il problema principale di questi attrezzi di plastica è che sono estremamente suscettibili, poco regolabili, ed hanno un basso coefficiente di affondamento.

L’illuminazione arrivò più di 10 anni fa, quando un amico mi disse: “lo sai che nelle zone della riviera di ponente, gli anziani si costruiscono degli strani aggeggi di alluminio per affondare le traine?”

Sbam ecco la soluzione, passai in rassegna tutte le marine ed associazioni di pescatori da Savona a Ventimiglia ed incominciai a pescare con questi strani oggetti simili ad UFO, molti mi prendono ancora in giro per tutti gli esperimenti che ho fatto in questi anni, dopo tante nottate passate ad imprecare per la perdita di oggetti di pesca non identificati sul fondo, finalmente trovai la quadra per questa pesca e, ancora oggi, mi dedico volentieri a nuovi esperimenti.

Finalmente circa 4 anni fa iniziai a pensare di produrre un affondatore tutto mio, mettendo insieme tutte le esperienze maturate in questi anni, cercando di riunire in un attrezzo tutto quello che mi piaceva di quelli artigianali che avevo avuto modo di provare.

Ecco come nasce il progetto dei miei affondatori idrodinamici S.A , giunti oramai nell’inverno 2017  alla versione 3.0.

Affondatore Idrodinamico S.A Cos’è e come funziona

Questo affondatore nasce per migliorare la pesca ai cefalopodi e a tutti i pesci trainabili in costiera.

A differenza dei prodotti che ho avuto modo di testare ha un peso specifico differente ed è bilanciato in maniera particolare, in modo da avere un affondamento maggiore, rispetto alla quantità di treccia filata, questo è il motivo per cui gli SA si riescono a vedere nell’ecoscandaglio fino a grandi profondità.

Un’altra peculiarità interessante è che si può fissare in due differenti maniere sulla madre, fisso o a sgancio rapido, modalità di montaggio che risulta molto comoda nelle gare di traina costiera, dove non si può, per regolamento, finire di recuperare a mano, o quando si hanno molti metri di terminale dopo l’affondatore, perché i calamari sono diffidenti.

Lo sgancio di questo affondatore è regolabile i maniera millimetrica tanto che può essere sganciato al solo tocco di un calamaretto da 50 grammi o tenere in traina a 7 nodi un rapala magnum.

Altra peculiarità è che, una volta sganciato, non sale a galla e comincia a saltellare sulla superfice rischiando di strappare le nostre prede, ma è progettato per diminuire la tensione e rimanere da 50 cm ad un metro sotto il pelo dell’acqua.

L’assetto in pesca

Per iniziare a fare questa pesca, se non si ha una grande dimestichezza con gli affondatori, io consiglio di iniziare a passare qualche serata con una sola canna e portarla direttamente in pesca dove il vostro strumento segna le marcature, dopo alcune pescate si può aggiungere una seconda canna e così via a seconda delle dimensioni del vostro pozzetto.

Solitamente pratico la traina ai calamari da barche di modeste dimensioni, con pozzetti ridotti ed il mio assetto di pesca è formato da 2 canne con gli affondatori ed alcune canne lasciate più in alto, affondate dai soli artificiali, questo quando le nottate sono molto luminose ed ho la sensazione che i calamari mangino anche nelle prime fasce d’acqua. Con una bella “luce” un assetto perfetto sarebbe a 3 canne, per un piccolo pozzetto, una a fondo, una mezz’acqua ed una a galla a centro barca.

L’azione di pesca

Non esiste una velocità “assoluta” per questa traina, ma ho notato che rispetto ai classici consigli che abbiamo sempre dato, cioè trainate ad una velocità compresa tra i 1.8 e i 2.3 nodi, l’esperienza ha portato ad un’evoluzione, so già che attirerò molte polemiche con questa mia considerazione, ma voglio esprimervela ugualmente: ho notato che più vado a cercarli in profondità più gradiscono basse velocità più salgono in superficie, probabilmente complice la luce e la temperatura diversa, più apprezzano la velocità.

Infatti quando mi spingo a cercarli in profondità li cerco a velocita che vanno da sotto al nodo ad un nodo e otto massimo, mentre se li cerco in poco fondo, magari in serate con una bella luna, rispondono bene anche a tre nodi, provateci e fatemi sapere.

Una piccola nota sul recupero del calamaro, NON ABBIATE FRETTA, una volta che il calamaro avrà mangiato sull’artificiale, se continuerete a mantenere la trazione, e avrete messo l’ammortizzatore nella montatura, difficilmente il calamaro si “slamerà”, quindi non abbiate fretta e lasciatelo sfogare prima di portarlo sotto barca, dove inizierà la non facile gestione della guadinata, soprattutto se avremo più di una preda, ma non temete la pratica vi renderà infallibili.

 

La montatura

Parliamo delle canne con affondatore, in bobina uso un trecciato fine dalle 20 alle 30 lb al quale fisso con un nodo uni-to-uni uno spezzone di dacron da 100lb di 35/40 cm nel quale pratico due grosse asole che mi serviranno per fissare l’affondatore a sgancio.

Dal dacron con un altro uni-to-uni giunto uno spezzone di fluorocarbon del 30/35 che può variare dai 5 ai 15 mt, a seconda dell’attività e della diffidenza dei cefalopodi, a questo punto inserisco un ammortizzatore fatto con 15 cm di elastico da roubasienne  pieno, di diametro 2, con due girelle alle estremità, questo servirà per evitare che, pompando, i nostri delicatissimi cefalopodi si strappino, da qui parto con il terminale vero e proprio, un trenino di artificiali fissati con delle apposite girelle a T con un braccetto metallico.

Prima del terminale vero e proprio, a seconda della “luminosità” della serata, decido se attaccare in linea una lucina stroboscopica o meno.

Ecco alcuni accorgimenti per il terminale:

  • Calcolate che, anche se metterete l’affondatore a sgancio, oltre l’ammortizzatore, dovrete salpare a mano, quindi, se non avete abbastanza dimestichezza con questa pratica, soprattutto all’inizio, non mettete toppi artificiali, 2/3 basteranno.
  • Cercate di posizionarli a distanza di almeno un metro uno dall’altro.
  • Fate braccioli con un diametro compreso dallo 0.30, allo 0.20 di lunghezza dai 15 ai 30 cm.
  • Se volete, terminate la lenza con una girella a T, alla quale potrete attaccare 2 artificiali con diverso affondamento, fate ovviamente due braccioli di lunghezza differente!!!

Il bracciolo del terminale

La fine del terminale a due artificiali

Una strobo e l’ammortizzatore

L’attrezzatura

Per questo tipo di pesca non sono richieste spese folli per l’attrezzatura, basterà munirsi di due canne da traina corte ma potenti.

L’affondatore tira parecchio, delle 20/30lb con una punta morbida, dovrebbero bastare, due mulinelli caricati con un trecciato dalle 20 alle 40 libbre; l’unica spesa da sostenere è quella per gli artificiali, su quelli vi consiglio di non risparmiare, anche se prima di fare la mano con questa tecnica ne perderete un po’, vi conviene prenderli di buona qualità sin da subito.

Gli Spot e la ricerca

I Calamari solitamente stazionano, nelle ore e nei periodi in cui andremo a cercarli, dai 20 mt fino ai 4-5 mt col progredire della nottata, i territori da sondare maggiormente sono quelli con misto rocce posidonia, ma non disdegnano nemmeno i detriti delle zone ante portuali, dove le correnti ammassano i pesci esca di cui si cibano, un consiglio che mi sento di darvi è questo: dove ci sono sugarelli ci sono quasi sempre i calamari.

I Colori

Se avessi una formula universale per decidere quali sono i migliori colori per insidiarli penso che non avrei bisogno di girare con 4 borse di artificiali, vi posso solo dire che i miei colori preferiti, quelli con cui inizio la trainata sono: il bianco, il rosa, il giallo e il fire tiger, sfortunatamente ogni zona ha le sue peculiarità e non è detto che quello che funziona nelle mie zone funzioni anche da voi, ma credo che quello che vi ho detto sia un ottimo punto di partenza, in sostanza quando li marcate con lo strumento, cercate di fare più passaggi diversificando i colori, tenete presente che la rifrazione della luce influisce molto sul colore che li farà impazzire una determinata serata, ad una determinata ora.

L’innesco di un grosso calamaro

Spezzare la paratura

Mi sento di consigliarvi di non utilizzare solo minnow per trainare, se riuscirete a tenere una velocità non troppo elevata con il vostro mezzo, nei vostri “trenini”, cercate di inserire anche degli oppai, che spezzeranno il nuoto troppo regolare dei palettati, provare per credere.

L’importanza dello scandaglio

Va da se che in una pesca di ricerca come questa, la strumentazione di bordo è molto importante, uno strumento potente ed affidabile è quasi indispensabile, vi consiglio di utilizzare una doppia frequenza per vedere bene alle alte frequenze le marcature dei cefalopodi e alle basse frequenze, con un cono più ampio, dove sono i nostri affondatori e, se le nostre esche passeranno nelle marcature.

Come si vedono i calamari sull’ecoscandaglio con il chirp

Come si vedono i calamari sull’ecoscandaglio con il chirp Lowrance HDS+ tm150

Conclusioni

Spero di avervi trasmesso una buona fetta delle mie esperienze fatte in mare alla ricerca di questi meravigliosi animali, fatemi sapere se vi sono stato utile e le vostre considerazioni, cercatemi sui social.

Per una avere un’idea ancora più dettagliata di come realizzare i terminali e le azioni di pesca vi rimando ad un video realizzato ad hoc per spiegare questa tecnica lo trovate qui sotto:

Commenti chiusi